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Ottobre 2026

PK-TRAMPS: cosa abbiamo portato a casa da Svezia e Austria

Un coach tiene le mani sulla schiena di un compagno a testa in giù, a metà di un salto all'indietro sul trampolino
All'Airparc, in Austria: le mani del coach accompagnano un salto all'indietro

Quest'estate quattro persone del nostro team sono partite due volte: a fine giugno per la Svezia, a metà agosto per l'Austria. Erano Ivleo, Phosky, Marco De Rosso e Davide.

I due viaggi fanno parte di PK-TRAMPS, un progetto europeo Erasmus+ Sport che KRAP coordina, approvato dall'Agenzia Italiana per la Gioventù. Il titolo intero è «From Bounce to Concrete»: dal rimbalzo al cemento. Cioè come si porta nel parkour quello che si impara sul trampolino, e come lo si insegna.

In Svezia, al festival

Dal 30 giugno al 6 luglio siamo stati al West Coast Playground Festival, alla Tjörnbro Arena: un prato vicino al mare, un trampolino gigante con un grande ponte sullo sfondo, atleti arrivati anche dal Giappone e dagli Stati Uniti. Con noi c'era anche un gruppo di nostri ragazzi.

La pioggia ha cambiato il programma più di una volta: qualifiche annullate, la gara di parkour rinviata e poi fermata a metà. La gara di trampolino invece si è fatta, e al microfono, da speaker, c'era Davide. Nei giorni di pioggia ci si è allenati in una palestra di ginnastica della zona, e l'ultimo giorno alla Xflow Gym: vasca di cubi di gommapiuma, pavimento elastico, sbarre, ostacoli morbidi da spostare.

Davide nel diario l'ha spiegata così: sul trampolino si resta in aria più a lungo, e quel tempo in più serve a pensare a cosa fare con il corpo. Phosky, guardando gli atleti in gara, l'ha scritta più corta:

«L'air awareness di questi atleti è fuori di testa.» (Phosky, dal diario di bordo in Svezia)

In Austria, all'Airparc

Dal 9 al 16 agosto la formazione era vicino a Innsbruck, all'Airparc Stubai: trampolini, airbag, grandi blocchi gonfiabili, l'airtrack e una zona parkour con le superfici dure. Il nome del corso era «Foundational trampolining and safety for parkour coaches»: le basi del trampolino e della sicurezza, per chi allena il parkour.

Ci siamo arrivati in auto, tutti insieme, come avevamo scritto nel progetto per viaggiare inquinando meno. Il primo giorno abbiamo montato tende e gazebo in campeggio. Poi la 4Elements Academy di Innsbruck, con un allenamento e qualche domanda al loro staff, e gli uffici di BagJump, il marchio dei grandi airbag su cui si atterra.

Dal 13 agosto ci ha raggiunto il resto del team, e quei giorni insieme li abbiamo già raccontati in Quattro giorni a Innsbruck. Qui c'è l'altra metà: cosa abbiamo imparato.

Dal morbido al duro

La cosa più chiara che è tornata a casa è un ordine. Un salto nuovo non nasce sul duro: si prova sul trampolino verso l'airbag, poi da un trampolino all'altro, poi da un blocco morbido, e solo alla fine da una superficie dura verso il materasso. A ogni passo il morbido si toglie un po' alla volta.

«Il valore di una struttura morbida toglie sicuramente un po' di paura e permette l'errore con meno impatti.» (Ivleo, dal diario di bordo in Austria)

Marco ha aggiunto una cosa: conta anche il morbido da cui si parte, non solo quello su cui si atterra. Se l'arrivo fa paura, buttarsi è più difficile.

Una mano sulla schiena

Il 14 agosto ogni coach ha insegnato un salto a un compagno del team, quasi sempre il salto all'indietro, con le mani pronte ad accompagnarlo: lo spotting. Davide l'ha diviso in cinque passi, sul trampolino con il materasso:

Phosky parte da ancora più in basso: buttarsi di schiena sul trampolino, le capriole, e solo dopo il giro con l'aiuto. Per lui conta non riempire chi prova di troppe istruzioni tutte insieme, e fargli sentire che qualcuno c'è.

«È importante anche fare sentire, per esempio, anche soltanto la presenza di una mano nella schiena, in modo che l'allievo capisce che siamo lì.» (Phosky, dal diario di bordo in Austria)
Un ragazzo del team in aria, raccolto, durante un salto all'indietro sul trampolino dell'Airparc
Un salto all'indietro sul trampolino dell'Airparc

Marco, che nei diari scriveva in inglese, lo chiama «hype management»: tenere in equilibrio quello che un ragazzo sa fare e quello che pensa di saper fare.

Le idee nello zaino

Sabato 24 ottobre, al Krapannone

Cosa abbiamo portato a casa ve lo raccontiamo dal vivo, e lo proviamo insieme. Al Krapannone, via Pietro Riboli 9 a Schio. Il programma:

Chi arriva alle 10 può restare tutto il giorno: come in un'uscita KRAP, lo staff segue i ragazzi e pranza con loro.

Quanto costa. La giornata dalle 12 alle 18 costa 10 €. L'Open Gym del mattino è compreso per chi fa un corso KRAP e non ha ancora usato il sabato di ottobre; altrimenti costa 7 € per chi fa un corso e 10 € per gli altri.

Chi non è ancora socio fa la tessera KRAP (15 €, 20 € dai 16 anni), quel giorno o prima dal sito, nella pagina del tesseramento, più i 10 € della giornata: il giorno della prima tessera l'Open Gym è gratis.

Cosa portare: scarpe da ginnastica pulite di ricambio, borraccia, pranzo al sacco. Per entrare servono la tessera KRAP della stagione (c'è dentro l'assicurazione) e il certificato medico. Fino a 10 anni compiuti serve un adulto presente per tutto il tempo.

Alla giornata si possono prenotare e pagare le scarpe Ollo: i preordini sono aperti fino a lunedì 26 ottobre, nella pagina Ollo.

Com'è fatto l'Open Gym

Dal rimbalzo al cemento, un pezzo alla volta.

KRAP

Co-funded by the European Union
Progetto PK-TRAMPS, «From Bounce to Concrete: Integrating Trampoline Skills into Parkour Coaching» (2025-2-IT03-KA182-SPO-000379204), cofinanziato dall'Unione europea nell'ambito del programma Erasmus+. Le opinioni espresse appartengono, tuttavia, al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell'Unione europea o dell'Agenzia Italiana per la Gioventù. Né l'Unione europea né l'Agenzia Italiana per la Gioventù possono esserne ritenute responsabili.

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